#FareVoce Parola ai giovani talenti

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Sabato 23 luglio si è tenuta a Roma la seconda edizione del Fashion Connection Lounge – Designers vs Bloggers di StyleBook.
Nove giovani stilisti hanno presentato le loro creazioni e durante la serata hanno avuto l’opportunità di raccontarsi e far conoscere in modo approfondito il loro lavoro.

#FareVoce, è dare voce ai creativi, un progetto che mi è stato subito a cuore!
Questa opportunità mi ha ricordato di quanto valore dovremmo dare ad ogni prodotto realizzato a mano. Comprando un abito, un gioiello, qualsiasi manufatto artigianale, in realtà acquistiamo un progetto molto più grande di quel che appare, come una serie di lunghe notti insonni, molteplici successi e qualche fallimento, anni di pratica e di studio.

Qui troverete tutte le foto della serata del Fashion Connection Lounge.
Ringrazio Claudia Giordano coordinatrice delle bloggers che ne hanno preso parte, idem la sottoscritta, purtroppo non ho potuto presenziare ma ho avuto ugualmente la possibilità di intervistare “virtualmente” tre giovani dei designers del quale mi sono letteralmente “invaghita”.

 
Hilda Falati (Hilda Falati Couture)

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Frequenta l’Accademia del Lusso di Roma e lancia il suo brand Hilda Falati Couture nella primavera del 2016.
Le sue creazioni sono incantevoli con quell’ hallure da red carpet! In un gioco di contrasti tra linee fluide e voluminose, i colori neutri, nei toni dei beige e dei rosa, donano romanticismo e magia alla sua collezione.

I tuoi abiti sono iperfemminili e romantici. Come nasce la tua collezione?

Questa collezione si chiama ROMANTICA, nasce e si ispira alla cittá di Roma, ai colori dei fiori e dei suoi giardini, alle foglie, con tutte le sfumature dei verdi, persino all’ aria che si respira ed agli uccelli, che mi svegliano la mattina con il loro canto. Il contesto aiuta!
Questa succede solo a  Roma perché e magica. Ho vissuto in questa città per 16 anni.

Pensando ad un’ideale di donna, una musa, attuale o del passato, fonte d’ispirazione per i tuoi abiti, a chi faresti riferimento e per quale motivo?

Pensando una donna ideale come musa, sceglierei la VIRNA LISI. Ho pianto tanto quando l’abbiamo persa.

Maestria sartoriale ed innovazione tecnica e stilistica, il trend vede crescere le eccellenze artigianali all’interno di un sistema moda dominato dalle grandi aziende. Per la new generation non è facile ritagliarsi uno spazio all’interno di questo sistema. Quali sono i punti di forza sui quali un giovane stilista deve puntare, e lavorare, per raggiungere i propri obbiettivi?

Un giovane stilista, per raggiungere i propri  obiettivi, deve puntare sulla qualità di tessuti, sulla lavorazione e raffinare le tecniche di alta moda.

La qualità dei tessuti. Come avviene la scelta?

La scelta dei tessuti avviene toccandoli: il suono del tessuto e come una musica, quando lo si strofina da una parte all’altra tra i polpastrelli. Mi piacciono i tessuti di alta qualità, ho imparato proprio questo in Italia, e ne vado fiera.
Se c’è una così detta “confidenza” del tessuto, basta toccarlo, e lui ti dice per quale disegno e fatto. 

Federico Mameli (Federico Mameli Haute Couture)

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Laureato in Fashion Design presso il NABA, crea la sua prima collezione Haute Couture ispirandosi alla sua città, Venezia. Tessuti importanti, impreziositi da accessori in vetro di Murano, stampe originali e create su misura.

Nel tuo lavoro si apprezzano gli abiti seducenti che mettono in risalto la femminilità, cos’è per te la bellezza?

Fin da piccolo per mia fortuna sono sempre stato circondato dalla bellezza. Abitando in una città come Venezia, che è la sublimazione del bello, ho imparato ad apprezzarne le forme, le proporzioni, le sfumature, i colori, che cerco sempre di citare nelle mie creazioni. La bellezza in generale, e in riferimento alla bellezza nella donna, per me si può paragonare alla bellezza di Venezia: è qualcosa di etereo, evanescente, sensuale, intenso ma soprattutto di classe; ecco cosa voglio esprimere con i miei abiti, una donna che sia bella agli occhi di tutti ma sopratutto bella ai propri occhi.

Come nasce la tua collezione? Dall’idea alla realizzazione, quali sono le varie fasi del processo creativo che accompagnano l’ esecuzione di un abito?

Qualsiasi cosa può servire da ispirazione per le mie collezioni: un quadro, il dettaglio di un gioiello o un tappeto antico, una fotografia, il design di una lampada, una particolare sfumatura della laguna, e poi la musica, perché no? Io ad esempio, mentre progetto un abito, ascolto sempre la musica, di tutti i generi. 
Dall’intuizione iniziale, che farà da filo conduttore per l’intera collezione, procedo a mettere su carta i bozzetti; successivamente gli abiti vengono realizzati sotto mia personale supervisione, da sarti di fiducia specializzati al fine di rendere la mia idea qualcosa di reale, di concreto.
La cosa più emozionante per me è vedere negli occhi delle modelle o clienti la soddisfazione di sentirsi belle grazie alle mie creazioni.

Qual’è il fattore determinante, la qualità che deve possedere un tessuto, su cosa si base la tua decisione finale di utilizzarne uno piuttosto che un altro?

Per quanto riguarda il tessile, amo i tessuti di alta qualità, infatti utilizzo molto le stoffe che provengono dalle manifatture veneziane che producono ancora oggi tessuti pregiatissimi, tessuti con disegni o motivi estremamente ricercati, che rendano gli abiti stessi veri e propri pezzi unici; se i modelli lo richiedono, li impreziosisco di dettagli couture come bottoni o accessori in vetro di Murano.

Tiziana Giovaruscio (Dadiva jewels)

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Adoro questi gioielli, preziosi ed esotici, vestono, come vere opere d’arte! Tiziana ha un grande talento e molta umiltà, qualità rare ed importanti!

Parlaci del tuo brand, come è nato il marchio Dadiva?

Il nome del mio marchio Dadiva è una parola che in spagnolo significa dono (anche se ho tolto l’accento) e l’ho scelta proprio perché per me il creare ed il potermi esprimere, attraverso forme e colori, è davvero un dono preziosissimo.


I gioielli sono realizzati con le antiche tecniche di tessitura e ricamo di perline Peyote ed Embroidery, parlami della tua tecnica di lavorazione e di come ha iniziato ad utilizzarla?

Iniziai anni fa con la riparazione di un vecchio paio di orecchini, non avendo molti materiali a disposizione cercai di riassemblarli al meglio. Da questo preciso momento scoprii quanto fosse divertente ed al contempo gratificante “giocare” con le forme, i colori, con perle e perline di diversi materiali per creare nuovi gioielli. Il tutto è iniziato quindi come un gioco fino a quando, ci tengo a dirlo, grazie a mia madre, ho “incontrato” le famose tecniche di tessitura e ricamo di perline Peyote ed Embroidery e quindi le bellissime e minuscole perline di vetro giapponesi Miyuki e Toho

Dove nasce l’idea di una collezione? I tuoi gioielli sono intrisi di arte ed una forte armonia di colori e composizione. Quali sono i tuoi riferimenti o fonti di ispirazione?

Mi piace l’arte del Beadwork perché mi da la possibilità di esprimere la mia creatività e fantasia in continuo movimento ed evoluzione, difficilmente le mie creazioni sono la realizzazione di un progetto o di un disegno pre-ideato, quello che mi entusiasma è proprio il fatto che quando inizio un nuovo lavoro, il non sapere mai cosa ne verrà fuori; questo vuol dire anche che non mi ispiro a qualche arte in particolare, credo di avere un’anima probabilmente un po’ “etnica” e questo credo sia lo stile principale che viene fuori dalle mie creazioni. Adoro costruire un pezzettino alla volta, definendo piano piano le forme e trovando i giusti abbinamenti di colore. In merito alla collezione posso dirti che i pezzi che ho presentato alla sfilata sono stati realizzati in tempi diversi, poiché non riesco a concepire delle vere e proprie collezioni con un tema di base o ispirate a qualcosa di preciso, ogni pezzo è a sé, ognuno con una diversa “ispirazione” se così vogliamo dire; spesso parto dai materiali, altre volte magari mi colpisce qualcosa in un’immagine o un qualcosa che vedo nel quotidiano, alcune creazioni sono anche nate da quelli che in un primo momento potevano essere degli “errori”, insomma l’ispirazione può venire da tante cose e spesso anche in modo inaspettato. 

Come immagini il tuo futuro?

Insieme all’aspetto creativo, questa passione mi ha infatti soprattutto aiutato, se così si può dire, in modo terapeutico: fino a non molti anni fa non avrei mai pensato di ritrovarmi con un ago ed un filo in mano a creare gioielli, ma l’aspetto più bello e inaspettato è stato quello che in un periodo molto “buio” questo “semplice hobby” mi ha dato più di quello che avrei mai potuto immaginare come imparare ad avere pazienza, riuscire di nuovo ad entusiasmarmi per le piccole cose, prendere consapevolezza di saper creare qualcosa con le mie mani e di avere anche io delle capacità come d’altronde ognuno di noi ha, prendere quindi fiducia in me stessa, nonché riuscire a distrarmi e svagarmi da preoccupazioni e sofferenze. Non si tratta infatti di creare il bracciale o gli orecchini più belli perché penso che la vera bellezza di ciò che creiamo non sta nell’oggetto in sé, ma in quello che riusciamo a tirare fuori da noi stessi ed a metterci dentro, cioè il nostro meglio.
E’ per questo che per me trasformare questa passione in un lavoro è solo una parte o direi una fase di ciò che vorrei veramente, perché ciò che desidero ancora di più è riuscire poi un giorno a condividere ed a trasmettere ad altri ciò che questa arte ha dato e continua a dare a me. Il “come” poi si vedrà!

Per il progettoFAREvoce si ringraziano tutte le modelle, la presentatrice Soledad Cellerino, e tutti i membri dello staff:

Direzione artistica: Federica Bernardini

Comunicazione: David Cirese/Carlo Max

Designer: Emanuela Forte, Lucilla Ferretti (Drusilla), Hilda Falati, Marina Margaryan, Federico Mameli, Pinda Kida, Erica Iodice (Naïve by Erica Iodice), Tiziana Giovaruscio (Dadiva) e Raffaele Stoico.

Blogger: Claudia Giordano (BlondyWitch), Lucrezia Fausti (Love&Studs), Laura Limone (L’allure), Francesca Laragione (The Realm of Fashion), Mariateresa Castelluccio (Moodychicas) e Michaela Abati (Michaela Abati fashion blog).

Make-up: Anastasia Arena

Fotografie: David Cirese/Carlo Max e Beatrice Palopoli (backstage)

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