New talents.Fashion Connection Lounge 3.0, Roma

Ed eccoci alla terza edizione del Fashion Connection Lounge organizzato da Style Book, il social network che promuove ed incentiva l’incontro e la collaborazione tra artisti ed operatori appartenenti a campi creativi diversi, con particolare attenzione al mondo del design e della moda.

Una edizione tutta al femminile!

Otto stiliste hanno presentato, presso l’OS Club di Roma, le loro creazioni Hand Made, al cospetto delle bloggers ospiti della serata e coordinate da Claudia Giordano.

Alla base, un tema comune, ovvero l’antica filosofia cinese del Tao nel quale i principi opposti dello Yin e dello Yang, sono il fondamento del flusso vitale e del processo di mutamento e divenire di tutte le cose.

Scopriamo insieme le protagoniste della serata, condotte sotto la  direzione artistica di Federica Bernardini.

Valentina Pagliacci 

Una collezione dalle linee morbide e romatiche, mixa sapientemente i tagli classici a forme e colori di ispirazioni orientali.

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 Pinda Kida

La sua collezione è quasi materica, i tessuti e le stampe sono i veri protagonisti, per non parlare dell’abito indossato da Elena Travaini, un vero gioiello.

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Harriet Lind

I suoi Bijoux sono interamente realizzati con materiali di riuso come le cerniere che diventano elementi preziosi di grande impatto visivo, grazie ad una lata capacità mauale di riadattare e trasformare la materia

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Emanuela Zanchetta (Ela)

Ho apprezzato l’uso della felpa, protagonista e di tendenza, questo tessuto si trasforma per diventare un capo da sera, acquistando così un nuovo significato.

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Maria Cristina Vespaziani

sapienza sartoriale unita ad una ricerca di forme e fantasie ed applicazioni originali danno vita ad una collezione “Cruise” di grande femminilità, ricordandomi le collezioni degli anni 2000 del grande Roberto Cavalli.

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Marcella Milano

La collezione “Peace” luxury bags borse, eleganti e versatili, nelle quali riecheggia la filosofia cinese del “Tao”.

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Come vi avevo anticipato, a condurre la serata, Elena Travaini, ballerina straordinaria, nota per la sua partecipazione a Ballando con le Stelle 2016 ed impegnata nel progetto “Blindly Dancing – Danzare ad occhi chiusi”

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Ho chiesto a due designer di parlarci del loro lavoro, due stiliste che a mio avviso hanno fatto centro, con due collezioni davvero straordinarie.

Lucrezia Rinaldi

La sua collezione si chiama  Eye X Ray, ispirata alla capacità dei raggi x di vedere oltre rispetto agli occhi, attraversando la materia e rivelando la realtà dell’essere umano.

Mi racconti il tuo progetto?Quale è la chiave di lettura della tua collezione?

Il mio progetto parte dal concetto di guardare oltre, di non fermarsi all’apparenza delle persone ma di ricercarne la vera essenza. Sono arrivata così a studiare i raggi x. Essi attraversano la materia organica e ci permettono di vedere la struttura interna dell’uomo: il sistema sanguigno, i tessuti e ogni suo articolato sistema. La collezione non solo rappresenta l’interno del corpo umano, ma riproduce anche l’effetto delle lastre fatte ai raggi x grazie all’utilizzo di tessuti tecnologici come il pvc.

Futuristica ma nello stesso tempo ancorata ad una tradizione classica, si può definire così la tua ricerca?

La collezione si può definire futuristica ma ancorata alla tradizione classica in quanto sono stati accostati tessuti tradizionali come il cady e il fresco lana a tessuti tecnici come il neoprene e il pvc. Per rafforzare questa fusione tra tradizione ed innovazione ho usato il ricamo punto croce (utilizzato largamente nell’ottocento) sul pvc, per ricreare sia il sistema venoso sia le cicatrici che si formano sull’epidermide.

Quali sono dei punti cardini della tua vita, passata o attuale che influenzano il tuo lavoro?

Sono molto influenzata dalla mia famiglia che mi ha sempre portato a seguire le mie passioni senza esitazioni o ripensamenti.

Parlaci dei tuoi progetti futuri?

Nell’ immediato futuro voglio solo continuare ad imparare, fare esperienza lavorando presso vari uffici stili. Desidero alimentare la mia passione e poter donare al mondo il mio modo di percepire ciò che mi circonda attraverso le mie creazioni. Un giorno però spero di fondare una mia casa di moda, un mio marchio che possa lasciare qualcosa di nuovo e di meraviglioso al futuro.

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Miriam Lo Prete

La sua collezione si intitola Reborn ed è ispirata al folk coreano e al lavoro fotografico di Paolo Roversi. Dettagliata e consapevole la scelta dei tessuti, linee ampie e pulite.

Ho apprezzato nel tuo lavoro l’accostamento e la sovrapposizione dei tessuti, nonchè la scelta dei colori terrosi. Mi parli di come hai contestualizzato ed in quale chiave, il ricamo tradizionale “Nubi” e il patchwork “Pojagi” e di come li hai reinterpretati?

Dove nasce questa tua passione e conoscenza dell’arte manufatturiera orientale?

Per quanto riguarda questa collezione ho deciso di utilizzare la trapuntatura tradizionale coreana (Nubi) fatta a mano, con due lembi di tessuto trapuntati con imbottitura al loro interno, che diventano motivi decorativi per maniche, capispalla ecc. Il patchwork è un altro elemento caratterizzante, che in Corea utilizzano soprattutto come decorazione per le tende, in lino. Io ho voluto renderlo un elemento moda moderno utilizzandolo come dettaglio e realizzandolo in chiffon, mantenendo la tradizione del fatto a mano e i colori tipici.

La Corea è da sempre un Paese che mi affascina molto, come la cultura orientale in generale, c’è sempre molto da scoprire, soprattutto nelle diverse tradizioni che possono essere contestualizzate al giorno d’oggi creando qualcosa di fresco, nuovo. Viaggiare, liberare la mente, creare non una semplice “contaminazione” di culture ma una storia e raccontarla attraverso la moda.

Ho letto che hai appena concluso la tua esperienza presso Max Mara. Di questo brand c’è un elemento che è diventato parte di te e del quale farai tesoro? Questo ha influenzato, e se si in quali termini, la costruzione della tua collezione?

L’esperienza da MaxMara è stata molto importante per me poichè mi ha permesso di partecipare in prima persona al ciclo progettuale di una collezione vera e propria, soprattutto grazie alla disponibilità e gentilezza delle persone intorno a me. Di tutto ciò ne tengo conto quando progetto collezioni, ma la cosa più importante è la scelta dei tessuti; ho notato la loro attenzione e la cura nella scelta di questi ultimi, si parte da quelli per costruire una collezione.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sono una persona dinamica, colgo tutte le occasioni. Dopo l’esperienza MaxMara sto cercando impieghi simili, ma sicuramente vorrei lavorare come fashion designer, magari in un ufficio stile; contemporaneamente partecipo a concorsi ed eventi moda per farmi conoscere e fare esperienze.

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Non posso che augurare il meglio per tutte voi, e ringraziare Style Book per la promozione dei giovani talenti italiani!

A presto,

Zaira

Credits:

Fashion Connection Lounge 3.0 – Designers vs Bloggers

Direzione artistica e regia della sfilata: Federica Bernardini
Assistente alla regia: Raffaele Stoico
Make-up: Anastasia Arena e Marta Staglianò
Fotografie: Martina Mammola
Comunicazione: David Cirese
Partner:
NIBI: Neri Italiani – Black Italians
Blindly Dancing – Danzare ad occhi chiusi

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